Quando pensiamo alle vacanze, la prima parola che ci viene in mente è spesso “staccare”: staccare dal lavoro, dalle scadenze, dalla routine, dalle notifiche, dagli orari. Impossibile negarlo: il riposo è una componente fondamentale del benessere psicofisico e rappresenta una condizione necessaria per recuperare energie. Ecco allora che la vacanza potrebbe offrirci qualcosa di ancora più prezioso: non solo l’occasione per allontanarci dalla nostra quotidianità ma anche la possibilità di guardarla con maggiore lucidità.
Quando usciamo dalla routine, infatti, diventano più evidenti molte delle nostre abitudini; alcune le interrompiamo quasi automaticamente, altre ne nascono in modo spontaneo. È proprio in questo cambiamento che si nasconde un’opportunità interessante: osservare ciò che ci fa stare bene e chiederci se possiamo portarne almeno una parte anche nella vita di tutti i giorni, al netto di impegni e tempistiche diverse.
La distanza cambia lo sguardo
Da un punto di vista psicologico, la routine ha un grande vantaggio: ci permette di diventare gradualmente sempre più efficienti. Automatizzare molti comportamenti, infatti, riduce il carico cognitivo e ci aiuta a gestire giornate ricche di impegni ma bisogna anche essere consapevoli che la routine presenta anche un limite: quando tutto diventa automatico, tendenzialmente succede che smettiamo di domandarci se quello che facciamo ci rappresenta ancora, se ci fa bene oppure se potrebbe essere fatto in modo diverso.
Ecco che le ferie interrompono questo automatismo, poiché ci permettono di cambiare i ritmi, gli ambienti, le persone con cui trascorriamo il tempo e, spesso, anche le nostre priorità. È in questo spazio di maggiore libertà che possiamo osservare noi stessi con occhi nuovi.
Non è raro, ad esempio, accorgersi che durante una vacanza si controlla il telefono molto meno, si dorme meglio, si dedica più tempo alle conversazioni, si cammina di più, si legge, si cucina con calma o semplicemente ci si concede momenti di silenzio che nella quotidianità sembrano impossibili.
La domanda interessante a questo punto non è tanto “perché in vacanza ci riesco?”, ma piuttosto: “cosa mi dice questo, rispetto a ciò di cui ho bisogno?”
Prestare attenzione a ciò che ci fa bene
Spesso immaginiamo il benessere come qualcosa di complesso, fatto di grandi cambiamenti o decisioni radicali. In realtà, molte ricerche sul comportamento umano mostrano che sono le piccole abitudini ripetute nel tempo a produrre gli effetti più duraturi (ne avevamo parlato anche sulla nostra pagina Linkedin, suggerendo la lettura del libro Atomic Habits); per questo le vacanze possono trasformarsi in un piccolo laboratorio personale.
L’invito è semplice: osservare con curiosità ciò che accade durante questi giorni:
- Quali attività ci fanno sentire più rilassati?
- Quali momenti ci fanno percepire maggiore energia?
- Quando ci sentiamo più presenti e meno sopraffatti?
Naturalmente non esiste una risposta uguale per tutti: per qualcuno sarà leggere un libro la sera e per qualcun altro fare una lunga passeggiata, dedicarsi al giardinaggio, trascorrere tempo con gli amici, fare una skincare routine senza fretta, risolvere un sudoku, andare in bicicletta o semplicemente bere un caffè senza guardare lo schermo del telefono.
Il punto non è l’attività in sé ma l’effetto che produce su di noi.
Il ritorno non deve cancellare tutto
Naturalmente sarebbe poco realistico immaginare di mantenere, una volta rientrati al lavoro, lo stesso stile di vita delle ferie.
In vacanza abbiamo generalmente meno responsabilità, meno vincoli di orario, meno impegni organizzativi, perciò pretendere da sé stessi (o da partner e familiari) di ricreare quelle condizioni sarebbe fonte di frustrazione.
L’obiettivo, sicuramente più realistico, potrebbe essere un altro: non riportare tutta la vacanza nella vita quotidiana ma lasciare che qualche elemento della vacanza entri nella nostra quotidianità. È una differenza sottile ma importante, vale la pena provare.
Se durante le ferie ci accorgiamo che un’ora di camminata ci fa sentire meglio, forse non riusciremo a ritagliarci sessanta minuti ogni giorno una volta tornati al lavoro ma magari potremo scegliere di andare in ufficio a piedi quando possibile oppure fare una passeggiata di mezz’ora prima o dopo cena alcune volte alla settimana.
Se notiamo che utilizzare meno il cellulare ci rende più concentrati e sereni, potremmo sperimentare alcune nuove regole personali: lasciare il telefono lontano durante i pasti, evitare di controllarlo appena svegli o dedicarci ogni sera a un’attività senza schermi.
Se scopriamo che una semplice routine serale di cura personale ci aiuta a rilassarci più di una maratona di serie TV, forse vale la pena conservarla anche dopo l’estate, almeno qualche volta a settimana.
Non serve perciò fare tutto: basta scegliere ciò che è davvero significativo per noi.
Quando la mente si libera, emergono nuove idee
Esiste un altro aspetto spesso sottovalutato: molte persone raccontano che le idee migliori arrivano proprio durante le vacanze; non davanti al computer ma mentre camminano, nuotano, osservano un paesaggio o fanno qualcosa di apparentemente “inutile”. Questa circostanza non è affatto casuale: è provato che quando la mente non è costantemente impegnata a gestire urgenze, decisioni e stimoli continui, entra più facilmente in quella modalità che la ricerca definisce mind wandering: uno stato in cui il pensiero vaga liberamente, creando collegamenti nuovi tra esperienze, ricordi e informazioni.
È proprio in questi momenti che possono nascere felici intuizioni, soluzioni creative e prospettive differenti. Ed è proprio per questo che concedersi attività che “svuotano la mente” non significa affatto perdere tempo ma, al contrario, può rappresentare uno spazio prezioso per recuperare creatività, capacità di problem solving e lucidità, competenze sempre più importanti anche nel mondo del lavoro.
Un piccolo esercizio per la fine dell’estate
Come iniziare concretamente? Prima di riprendere completamente il ritmo abituale, può essere utile fermarsi qualche minuto e porsi una domanda molto semplice:
Quali sono le tre cose che, durante questa vacanza, mi hanno fatto stare davvero bene?
Partiamo da questa piccola riflessione e, una volta individuate, la domanda successiva sarà ancora più importante:
Come posso far entrare almeno una di queste nella mia routine, in modo realistico?
Forse non ogni giorno, forse non con la stessa intensità ma abbastanza da ricordare al nostro cervello e al nostro corpo ciò di cui hanno bisogno per stare bene.
In fondo, il valore di una vacanza non si misura solo da quanto ci ha fatto riposare ma anche da ciò che ci insegna su noi stessi.
Se torniamo a casa con qualche abitudine che ci aiuta a vivere e lavorare meglio, allora le ferie non saranno state soltanto una pausa, per quanto divertente e rigenerante: saranno diventate un’occasione di consapevolezza e di cambiamento, destinata ad accompagnarci ben oltre l’ultimo giorno d’estate.






